La ricerca di Manuela Barile
si basa su un lavoro progettuale
che combina i suoni della voce con
media diversi (video, fotografia,
installazioni, performance, disegno,
scrittura). Nasce da un’indagine
sottile e minuziosa intorno alle
piccole cose della realtà
quotidiana apparentemente banali
e insignificanti, che attraverso
l’amplificazione sensoriale
a cui sono soggette durante il processo
creativo, assumono un sentire di
“rivelazione” e di “necessità”.
Utilizzando un linguaggio semplice,
fatto di simboli e metafore, l’artista
cerca di creare situazioni all’apparenza
enigmatica, tra il familiare e lo
straniante, nelle quali tutto è
continuamente messo in discussione
e dove emergono il suo senso dell’umorismo,
del paradosso, il piacere del rischio
e soprattutto la voglia di divertirsi
senza prendersi troppo sul serio.
La voce presente è spesso
quella dell’artista, dal vivo
o attraverso composizioni vocali
preregistrate, in entrambi i casi
senza mai far uso di manipolazioni
elettroniche.
L’approccio alla vocalità
è ludico e spontaneo; riflette
il suo legame con la natura, gli
animali e l’ambiente che la
circondano, da cui trae continuamente
ispirazione. Attraverso i suoi suoni,
l’artista cerca di dar voce
ad echi lontani spesso difficili
da esprimere a parole, che tornano
ad essere presenti con grande intensità.
Alla stessa finalità concorrono
i suoni dell’ambiente e le
voci di altre persone, che in alcuni
lavori sostituiscono o fanno da
contrappunto alla sua voce.
Il silenzio, immobilità apparente
delle cose, è un elemento
molto presente nella sua ricerca,
sia durante la fase di creazione
e sviluppo della composizione sonora,
sia durante lo svolgimento dell’atto
performativo: esso invita con discrezione
ad un ascolto intimo, ma allo stesso
tempo aperto alle pulsioni dell’esterno.
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