Apoiada num pé apenas
revolucionas o ar que respiras
e entendes a lógica da terra,
numa dialética de oxigénio
e granito.
Num aqui e agora sem idade
convocas espíritos adormecidos
e marcas pegadas evanescentes,
como um trilho incerto na floresta.
A voz do povo e a dos deuses
juntas numa única e mesma
canção.
Luis Costa,
Presidente da Direcçao de
[Associação
Cultural Binaural]
°°°
Manuela Barile tem formação
em bel canto, estudou técnicas
vocais do dhrupad indiano com Amelia
Cuni e canto bifónico com
Tran Quang Hai, e frequentou workshops
com Phil Minton e Maggie Nicols.
Também performer, trabalhou
com figuras como Gianni Lenoci,
Mario Volpe, Barre Philips, Amy
Denio, Joelle Léandre e Tristan
Honsinger, tendo já sido
apontada como a Fátima Miranda
da improvisação.
[Associação
Cultural Granular]
Apresentação
no âmbito do evento Offcycles
#08
ZDB – Galeria Zé dos
Bois, Lisboa 2006
°°°
Les possibilités vocales
de Manuela Barile semblent illimitées.
cette fille arrive à chanter
des formes abstraites qui pourraient
évoquer certaines musiques
électroniques (Eliane Radigue
par exemple). Mais il n'y a en fait
que très peu d'électronique
dans son travail: le principal provient
de sa voix. bouleversant.
[David
Fenech]
Compositore
francese, performer e improvvisatore
°°°
IMMANENZA: TO BE....
Piano d’immanenza che strana
formula. Non è necessario
conoscere Deleuze per comprenderla,
credo anzi che Manuela non conosca
affatto la formula di questo filosofo...eppure
Manuela è Deleuziana, involontariamente
pop-filosofa, inavvertitamente Deleuziana.
Ripenso a ciò che ho visto,
sentito, sperimentato, durante la
sua performance, e ve ne parlo ma
non vorrei che mi prendiate troppo
sul serio, preferirei farvi ballare
balbettando concetti e idee che
come vespe su orchidee si posano
(a mio parere) su TO BE. Tutto sembra,
all’inizio, possedere una
struttura, sembra esserci una sequenza
narrativa, una storia, un discorso
mosso da un’urgenza. L’evidenza
del volto, lo sguardo d’intesa,
il sorriso implicativo, tutto ci
fa credere che dobbiamo, da spett-attori,
implicarci, immergerci attivi in
quel che lei, Manuela, propone.
Ma è proprio in seguito a
tale nostra assunzione duna confidenza
complice nei suoi riguardi che tutto
si complica: la voce di Manuela
s’impiglia tra le immagini
proiettate, i suoni disarticolati
procedono autonomi cercando vie
di fuga, ed eccoci in un gioioso
double bind, scissi, persi, godiamo
della confusione. Ma non prendetemi
sul serio....voglio solo dire che
quella che apparentemente sembrava
l’emergenza duna storia, d’un
dire intimo che proprio perchè
troppo familiare si suppone ci riguardi,
in realtà si rivela tutt’altro
(e tuttavia ci riguarda sempre,
ma in un’altra maniera). Usando
una metafora (un’impossibile
metafora) si direbbe che avvenga
un movimento tellurico (ma dove?
sotto i nostri piedi? dove?), una
catastrofe del senso e dei sensi
...e dalla memoria quasi solida
d’immagini-documento - innocue
fotografie duna biografia esistenziale
si passa immediatamente, attraverso
un punto di catastrofe, in un tempo
senza tempo, diacronico, aión.
Ma non sul serio....non c’è
pericolo, perchè a tratti
lo sguardo di Manuela pur passando
per intensità psicotiche,
occhi da donna-lupo, caricature
schizo-carnevalesche, tremendi vuoti
afasici a-semiotici a-significanti....a-...a-.....
a tratti dicevo lo sguardo torna
a incrociarsi ai nostri occhi, con
un sorriso, lo stesso sorriso complice
che ci ha convinti a seguirla. E
poi di nuovo: le mani scrivono strane
cifre nell’aria, la gola esplode,
le orecchie tunnel labirintici,
i capelli sembrano fili elettrici,
ogni parte del corpo è autonoma,
miliardi di oggetti-parziali, serie
autonome di infinite qualità
indipendenti e dunque: suono/immagine
in un non-rapporto che ricorda la
non relationship musica/danza di
Merce Cunningham, per esempio. Ed
eccomi di nuovo a Monsieur Deleuze,
alle serie divergenti, al piano
d’immanenza, e si potrebbero
aggiungere altri temi post-moderni,
classicamente post-moderni...(ma
perchè?) Perchè nell’arte
la necessità di continuare
- consapevolmente o meno - il lungo
processo di frantumazione dell’io
che da un secolo ci abita? Io diviso,
io pachwork, io vicario, impossibilità
di dire io ...e allora? Allora -
sembra dirci Manuela con un atto
enunciativo anomalo, impersonale,
implicativo (perchè il movimento
tellurico che ha provocato ci ha
implicati irrimediabilmente nel
suo discorso) - allora: se IO dev’esserci...
deve essere rizomatico, planetario,
interstellare. TO BE è corpo
che dice, vita stessa che parla
senza intermediari, e se d’un
tratto interviene il pensiero (come
adesso, qui) esso stesso è
secrezione, opera, prodotto della
materia. Ma non prendetemi sul serio...vaneggio...godo
del mio dire astratto - ed in questa
maniera ne faccio qualcosa di concreto
-.... tesso un ricamo di parole
vive che poi regalerò.
Marcello Maggi
Artista, musicista e scrittore |